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Impatto ambientale micromobilità elettrica: Privato vince su Sharing

03 Marzo 2022
Impatto ambientale micromobilità elettrica: Privato vince su Sharing

La micromobilità elettrica rappresenta un’alternativa per gli spostamenti nel traffico cittadino più efficiente e al contempo sostenibile, un modo per muoversi rapidamente e agilmente, ma riducendo notevolmente le emissioni. 

A noi piace chiamarla “La rivoluzione della mobilità”, perché un nuovo modello di mobilità, più rispettoso per l’ambiente, responsabile e sostenibile è possibile, senza rinunciare affatto all’efficienza e alla comodità.

Tuttavia, quando si parla di un tema tanto importante come quello della sostenibilità, non si può peccare di superficialità ed è quindi interessante chiederci: qual è l’impatto ambientale della micromobilità elettrica? Come si presenta la micromobilità elettrica in termini di alternativa sostenibile? 

È bene porsi questi quesiti proprio per approfondire il grande tema della mobilità sostenibile e comprendere quali sono i vantaggi e quali invece le possibili criticità relative all’impatto ambientale della micromobilità elettrica.

Per fortuna, c’è già chi si è fatto queste domande e ha iniziato a studiare questi fenomeni, raccogliendo in un interessante studio alcune importanti informazioni proprio sull’impatto ambientale della micromobilità elettrica e su alcune differenze tra la micromobilità elettrica condivisa (sharing) e quella privata, legata invece all’acquisto vero e proprio di biciclette o monopattini elettrici.

La micromobilità elettrica non è tutta uguale: differenze e impatto ambientale

Lo studio appena citato è stato pubblicato con il titolo “Mode choice, substitution patterns and environmental impacts of shared and personal micro-​mobility” sulla rivista scientifica “Transportation Research Part D: Transport and Environment” ed è stato condotto dai tre studiosi: Daniel Reck, Henry Martin (ETH Zürich) e Kay Axhausen (Institute for Advanced Research in Artificial Intelligence di Vienna). 

L’obiettivo della ricerca è stato incentrato proprio sullo studio dell’impatto ambientale della micromobilità elettrica, analizzando più nel dettaglio se e come questa potesse essere una valida alternativa di mobilità maggiormente sostenibile.

Questo studio ha assunto poi particolare importanza perché non si basa esclusivamente sull’analisi delle emissioni di CO2 delle diverse modalità di trasporto, ma prende in considerazione un altro grande importante fattore per approfondire al meglio il fenomeno: le abitudini delle persone e l’uso che queste fanno dei diversi mezzi di trasporto

I ricercatori hanno infatti compreso fin da subito che per analizzare al meglio l’impatto ambientale della micromobilità elettrica (confrontandola ad esempio con modelli di mobilità più tradizionali) non è sufficiente concentrarsi solo sulle emissioni, ma è fondamentale invece conoscere che cosa sostituiscono i mezzi elettrici nelle abitudini delle persone: a quale alternativa si sostituisce un monopattino elettrico nell’uso di tutti i giorni? La micromobilità elettrica viene vista come una reale alternativa all’utilizzo di veicoli a benzina o soltanto per accorciare i tragitti a piedi? Quanto è sostenibile la micromobilità elettrica analizzata nella sua interezza, dalla produzione all’uso di tutti i giorni?

Studiando le abitudini delle persone e ponendosi queste domande, lo studio ha quindi analizzato approfonditamente il mondo della micromobilità elettrica, arrivando ad un’interessante e importante conclusione ovvero che, in termini di impatto ambientale, la micromobilità elettrica non è affatto tutta uguale e che la micromobilità privata risulta essere nettamente più sostenibile della micromobilità condivisa (sharing).

Perché la micromobilità elettrica privata è più sostenibile rispetto allo sharing?

L’importante conclusione dello studio, che identifica la micromobilità elettrica privata come la modalità più sostenibile e con il minor impatto ambientale, è frutto dell’innovativa metodologia adottata per studiare il fenomeno, prendendo in considerazione le abitudini dei cittadini. 

Analizzando infatti la routine degli spostamenti cittadini e le scelte dei mezzi da utilizzare delle persone che hanno fatto parte della ricerca, è emersa una grande importante differenza tra la mobilità elettrica privata e lo sharing, tale da rendere la prima nettamente più sostenibile della seconda.

I ricercatori hanno infatti notato che, per quanto la micromobilità elettrica condivisa possa comunque rappresentare un’ottima alternativa ecologica e dal minor impatto ambientale rispetto all’uso delle automobili o di mezzi pubblici a benzina, questa presenta anche delle criticità se si analizzano abitudini delle persone e l’uso di questa tipologia di mobilità. 

Biciclette elettriche e monopattini elettrici a noleggio vengono infatti molto spesso utilizzati non come una vera alternativa ad altre modalità di spostamento più inquinanti, ma piuttosto come un’alternativa ai tragitti a piedi, finendo così per “unirsi” ad altri mezzi di trasporto senza sostituirli. 

La necessità di doversi recare nei luoghi in cui noleggiare un mezzo e la mancata certezza di trovare mezzi disponibili per i propri spostamenti spingono quindi molte persone ad utilizzare comunque altre forme di mobilità, destinando invece alla micromobilità elettrica un ruolo limitato ai micro-spostamenti. 

Questo tipo di utilizzo, unito anche a fattori come l’usura dei mezzi condivisi che porta ad una più rapida sostituzione (e di conseguenza smaltimento), non consente quindi di associare alla micromobilità elettrica condivisa un impatto ambientale particolarmente positivo. Il discorso però è ben diverso con la micromobilità elettrica privata!

Dallo studio infatti emerge che non sempre condividere protegge l’ambiente, almeno non per quanto riguarda la micromobilità elettrica. Gli stessi ricercatori hanno infatti evidenziato come l’utilizzo di biciclette elettriche e monopattini elettrici risulti completamente diverso nelle abitudini dei cittadini rispetto allo sharing. 

La libertà di avere un mezzo proprio, la garanzia di non avere problemi di batteria o di mancanza di mezzi e la possibilità di pianificare l’intero percorso da casa alla destinazione senza dover lasciare il mezzo altrove, sono tutti fattori che spingono molte persone a scegliere la micromobilità elettrica come vera forma alternativa ad altre modalità di trasporto. 

Il risultato è che chi possiede una bicicletta elettrica o un monopattino elettrico è nettamente più incline ad utilizzarli come unici mezzi per i propri spostamenti. E questo sì, come afferma anche lo studio, che può avere davvero un impatto ambientale positivo, presentando la micromobilità elettrica privata come una valida alternativa sostenibile.

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